Giorgio Bomparde

Giorgio Bompadre nasce ad Ancona nel 1929, dove si avvicinerà al mondo dell’arte, assecondando fin da ragazzo la sua grande passione per la poesia e il teatro. Sebbene frequenti la Scuola per l’Avviamento Commerciale, parallelamente si orienterà, da autodidatta, alla pratica artistica, fino all’iscrizione, nel 1949 all’Istituto d’Arte d’Urbino, grazie al sostegno della famiglia e degli amici che avevano intravisto in lui un giovane talento. Nel 1951 infatti si potrà diplomare in litografia.

Per Bompadre si apre subito la possibilità di lavorare come docente presso la Scuola Comunale di Disegno di Offida, per poi ricevere, nel 1965, l’incarico di insegnante alla scuola del Libro di Urbino All’inizio degli anni’50 risalgono anche le sue prime elaborazioni artistiche che, risentendo dell’influenza del suo maestro di Figura all’Istituto d’Arte, si orientano verso il linguaggio figurativo; testimonianza di queste prime esperienze artistiche sono i due Paesaggi marchigiani del 1957 con i quali vince il premio Golfo La Spezia, al quale seguiranno molti altri riconoscimenti sia in Italia che all’estero.

Dopo questa prima sperimentazione figurativa, la sua produzione evolve in direzione astratta: opere come Grande Caduta o Distacco del 1959 attestano infatti come l’artista stia orientando la sua ricerca verso nuove soluzioni formali. Da questo momento la geometria diventerà protagonista, non intesa come indagine spaziale di tipo razionale, ma quasi un sistema di segni che rappresenta la struttura profonda del reale.

A partire dai primi anni’60, una delle fasi più interessanti della sua produzione è la cosiddetta fase delle incisioni bianche su fondo bianco, in cui Bompadre, conscio delle esperienze di grandi maestri come Lucio Fontana e Kasimir Malevic, utilizza il bianco non solo per evidenziarne gli aspetti simbolici legati al tema della purezza e dell’innocenza, ma lo affronta anche dal punto di vista della percezione visiva: il bianco infatti, assorbendo tutti i colori dello spettro elettromagnetico è in realtà un non-colore, pertanto la nostra mente tende ad associarlo a concetti come l’infinito, il silenzio o il nulla.

Negli anni successivi l’artista sarà sempre più presente con le sue opere ad importanti eventi espositivi tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, oltre a partecipare a mostre collettive e personali italiane ed internazionali. Muore nel 2005.