Enotrio Pugliese

Nasce a Buenos Aires da una famiglia calabrese emigrata in Argentina all’inizio del secolo. I suoi primi contatti con il mondo della cultura e dell’arte hanno luogo in un clima caratterizzato dalle relazioni che la famiglia (anche dopo il rientro in Italia nel 1926) ha con l’ambiente musicale. Il padre è infatti per lungo tempo noto violoncellista prima al “Colón” di Buenos Aires, quindi componente di celebrati “quartetti da camera”.

In Calabria sin da ragazzo Enotrio (sarà questo il suo nome d’arte) comincia a rendersi conto delle molteplici ragioni sociali, economiche e morali che praticamente “obbligano” tanti italiani a tentare le vie dell’emigrazione. Motivi questi che via via sostanzieranno le sue scelte di vita, anche quando dopo il 1939, conseguita la maturità classica, si trasferisce a Roma e si iscrive alla facoltà di Chimica, nella convinzione di poter poi emigrare con migliori prospettive di lavoro. I suoi veri interessi spirituali sin da allora cominciano tuttavia a manifestarsi nel settore delle arti figurative, di cui recepisce i diversi fermenti attraverso la lettura di riviste e settimanali.

Dopo la seconda guerra mondiale ha frequentato lo studio del pittore Domenico Purificato e in seguito ha preso parte alle più importanti rassegne e premi nazionali.

È stato sensibile interprete delle bellezze naturali ma anche della miseria e delle speranze della Calabria, alla quale era molto legato.

È morto a Pizzo Calabro nell’agosto del 1989. È sepolto nel cimitero di San Costantino Calabro, paese d’origine della sua famiglia, al quale ha donato la struttura della Casa del Popolo.